Imi Knoebel: dalla realtà all’astrazione, andata e ritorno
Se al procedimento astrattivo attribuiamo una caratteristica negativa – la dinamica che sottrae la figurazione (ab-strahĕre) per raggiungere un punto neutrale – possiamo intendere l’atto creativo di Imi Knoebel nei termini positivi di una volontà di costruzione di una nuova realtà a partire da quel punto. In questo senso i suoi monocromi occupano una posizione singolare nel processo di azzeramento del linguaggio visivo perseguito da molta arte del Novecento, in cui essi rappresentano piuttosto il movimento contrario, la pars construens: il tentativo di sviluppare nuove realtà partendo dallo stato di astrazione. Da qui anche l’eclettismo dello stile di Knoebel che, come sostenuto da Marco Meneguzzo, sarebbero lo sforzo di percorrere le infinite possibilità del codice astratto: “una volta accettata la possibilità di concretizzare segni puri, non ha più senso continuare a sfondare porte aperte […] una volta raggiunto uno dei possibili gradi-zero del linguaggio, non si deve far altro che immergersi nelle infinite possibilità di variazione”. Meneguzzo ha posto l’accento anche sugli anni di formazione di Knoebel presso l’Accademia di Düsseldorf dove, tra gli altri, ebbe come maestro Joseph Beuys, sommo esempio di una ricerca che predilige il metodo all’opera; la quale, pur nella sua concretezza, non si distacca mai dalla Weltanschauung dell’artista. Sarebbe questo orientamento, espresso nei termini del rapporto tra la centralità dell’uomo e la mutevolezza della realtà – vecchia o da costruire che sia – alla base dell’eclettismo dell’opera di Knoebel. Disomogeneità di forme e materiali che, negli anni, si è manifestata attraverso assemblaggi di oggetti di recupero, uso di sagome metalliche e geometriche, esperimenti con proiezioni di luce, pittura gestuale, ricerca monocromatica, citazioni al costruttivismo e al minimalismo, rimandi ad artisti come Mondrian o Blinky Palermo, e anche un certo humor nonsense nella scelta dei titoli. La caratteristica costruttiva delle opere di Knoebel affiora tanto nelle proprietà fisiche dei suoi artefatti, architettonicamente e solidamente sviluppati, quanto nell’impressione con cui alcuni suoi dipinti, così come istallazioni e oggetti scultorei, appaiono come moduli da assemblare in infinte combinazioni. In molti lavori di Knoebel, questa tendenza si declina in una formula dai tratti eccezionalmente moderni: la precisa tagliatura del laminato di alluminio e i colori accattivanti e dati accuratamente rimandano a una realtà di design industriale, come se il processo di assemblaggio del nuovo mondo richiedesse l’evoluzione da una dimensione di produzione artigianale a una in serie. Alcuni monocromi, invece, nella loro elementarità, sembrano rappresentare l’unità di partenza: la base binaria, suggerita a volte anche dalla scelta cromatica dei due assoluti nero-bianco (1-0), con cui inizia il processo di formazione della realtà post-astratta. Dalla realtà all’astrazione, andata e ritorno.
Imi Knoebel. Anima Mundi 62-4 (2015)
Imi Knoebel. Papilio (2004)