La grottesca “riviera di Gaza” e la grandiosa impotenza di un uomo
Il video pubblicato da Donald Trump su “Truth” ha finito di deprimere le poche persone dotate di buon senso ancora rimaste in circolazione. Colpo di grazia – e colpo basso – a suon di musica demenziale e danzatrici del ventre baffute. L’AI al servizio dell’immaginazione smorta e marcescente di un perfetto “uomo senza qualità” non poteva produrre un risultato più rancido. Non c’è limite al peggio, e lo sappiamo da un po’, ma abituarci a questa paradossale caduta senza fine ha dilatato le nostre aspettative, rendendo accettabile, pensabile, immaginabile un abisso etico e morale senza precedenti, come affermato anche da Tomaso Montanari a Otto e mezzo. Se questo senso di decadenza, che può dare alla testa come l’alcol o le vertigini, rischia di far perdere la misura delle cose, allora bisogna restare concentrati sugli effetti reali che queste continue trovate grottesche e surreali producono su di noi, verificando quanti grammi, kili di decenza perdiamo ogni giorno, per convertire tale perdita in una nuova amara, ma spietata, lucidità. Alla fine della fiera, si tratta della sola arma di cui disponiamo per difenderci, più che dalla follia, dalla paura e dai facili rimedi che i cosiddetti “uomini potenti” del mondo ci offrono, convinti di farci un grande servizio, perché i primi ad abusarne sono loro stessi. Ma come si fa ad essere, contemporaneamente, così riusciti e falliti, e – con in mano questo balzano cocktail – convincere tante persone a drogarsi di una ricetta dichiaratamente fallace?
Il volto dell’insicurezza non ispira empatia: fa paura
E anche quando fosse solo per farla finita con quelle scritte scarabocchiate sui muri, grandi come la menzogna, per ridurre al silenzio quella voce che ammannisce alla folla quel pastone grossolano... Ma è falso... Tu vuoi ammazzare Cesare, (…) Fare piazza pulita.
Uscire dall'incubo. Sparare come a teatro perché nel fumo dello sparo la scena si dissolva... E farla finita con tutta questa gente che non esiste...
Marguerite Yourcenar, Dare a Cesare, 1933.
Marguerite Yourcenar raccontava nella sua pièce teatrale di un fallimentare attentato a Mussolini. La sua eroina vuole tentare il colpo, provando a sparargli contro durante uno dei suoi proclami pubblici, ma si rende conto che annientare quell’uomo, che si esibisce sul palco come un clown machista, eppure sfuggente, forse evanescente, quasi come un mimo, un equilibrista sulla corda, è un’impresa impossibile. Molti anni dopo è ancora più evidente come l’uomo potente che sale alla ribalta e fa il saluto fascista è impossibile da uccidere con un colpo d’arma da fuoco. Giusto pochi mesi fa, Trump è stato colpito solo all’orecchio dal suo attentatore, mancando il bersaglio, ma alzando così facendo il fumo di uno spettacolo che fa sembrare tutto una messa in scena, tutto un bailamme confuso. Ma questo fumo che continua ad alzarsi ogni giorno non nasconde lo sfondo, il contesto in cui accade tutto questo: lo rende paradossalmente più visibile. Questo perché la nebbia omologa tutto, fa vedere gli uomini, ma anche le donne, al suo seguito – dai miliardari ai poveracci – simili, per una volta, e per sempre. Poco importa che c’è che si può permettere una bella vita e chi invece può solo sognarla, se alla fine tutto si riduce alla paura, e alla paura si cede, riportando a galla vecchie e vetuste strategie per difendersi dall’angoscia.
Lo psicoanalista Cristopher Bollas nel suo saggio L’età dello smarrimento. Senso e malinconia (2018) raccontava e analizzava la condizione psicologica e sociale degli USA dopo la prima elezione di Trump. Qui parla del concetto di “sé parziale”, riferendosi agli individui che non hanno saputo far dialogare le diverse parti che compongono la propria psiche, per costruire un’individualità. Il tycoon per ottenere consenso avrebbe giocato sulle spinte disgreganti in gioco durante tale processo, causate dall’angoscia del reale, per riportare uomini e donne alla condizione di bambini, con un “Io” ancora non formato, un cantiere che tuttavia qui si rovescia in tomba per la coscienza, per il progresso, per la maturità. Eppure, bisogna raggiungere la maggiore età per poter votare, e questo fa rendere conto della gravità della situazione, anche perché i traumi si passano in consegna intergenerazionalmente. Che eredità lascia al futuro quella di un presente che vive in un passato a-storico dove non esiste che la paura? che si incarna in odio verso il diverso, le donne, i gay, i neri, gli immigrati ecc ecc. Non è uno scenario molto diverso da quello che vedevamo ai tempi del fasciamo, se non fosse che ora il potere pervasivo dei media ha raggiunto vertici di manipolazione che rischiano di riportare il neo fascismo a una versione feudale e arcaica che gli anni Venti, Trenta, Quaranta del Novecento potevano solo leggere nella letteratura distopica…
Il razzo di Jeff Bezos
Enormi razzi fallici per uomini piccoli piccoli
Torniamo ai nostri giorni. Selvaggia Lucarelli, in un articolo pubblicato nella sua newsletter, aveva analizzato il fenomeno di uno scenario politico sempre più dominato da un certo tipo di potere maschilista, legato a una versione parodistica e stereotipata dell’uomo. Un razzo a forma di fallo esemplifica, in questo senso, l’ideale di estendere il proprio membro a dimensioni esasperate, e conquistare un pianeta vergine, come un tempo si mirava a conquistare il “continente nero” della donna.
Restando sulla terra, cosa succede quando si vuole mettere le mani su un territorio ampiamente conteso come la Palestina? Il “sogno” della cosiddetta “riviera di Gaza”, una neo Las Vegas israeliana generata da un’intelligenza artificiale, si compone di una miriade di fantasie che richiamano anche certi sogni di grandezza tipici di molti adolescenti maschi. Statue d’oro che inneggiano all’ego, donne-oggetto che spuntano da ogni anfratto come una pianta infestante, un clima di piacere mondano stereotipato che richiama la gloria delle fantasie dei “perdenti”. Appare, a questo proposito, preoccupante un dato che mostra come anche in Europa (l’abbiamo visto con le elezioni in Germania) esiste un crescente numero di giovani che votano l’estrema destra.
Se si pensa a videogiochi sul genere di GTA o The Sims, non sembra che l’intelligenza artificiale possa aver attinto da quell’immaginario? L’idea di un lusso smodato, in cui si vive al di là della moralità, tutto in un territorio digitale da poter progettare liberamente, cancellando il vecchio con un pratico click. A differenza di altre tipologie di videogiochi, qui non conta l’abilità, conta solo il divertimento che si può trarre giocando. Ricordiamoci che il potere di questi “machi” politici e imprenditori milionari non sta nelle loro qualità intrinseche, ma nel potere che hanno di intercettare le paure delle masse, offrendo come risposta solo l’arroganza, l’ignoranza e la volgarità attraverso una condotta, una pratica, un modello che le persone hanno per tanti anni sognato… pensando che si sarebbero potuti limitare a viverli nella virtualità di uno schermo o della loro fantasia. Il fallo ostentato non ha niente a che fare con l’essere maschi, o con la virilità: è uno spauracchio, un baluardo contro l’angoscia che crea un clima dove questa viene allontanata solo per creare un reale 2.0 dove questa si disperde, e tuttavia si fomenta, ovunque. Un mondo del genere non contempla amore, bellezza, generosità: è solo avidità di potere per rimediare a una paura divorante che spinge a mordere, sbavare e sbraitare per dimostrare che no, il mondo può diventare infine a loro immagine, un’immagine videoludica dove i nemici si possono eliminare con qualche trucchetto o sabotando il sistema per creare ad hoc dei bug. Il mondo reale colonia dell’immaginazione di maschi insicuri, e per questo tremendamente aggressivi.
Relativismo intellettualizzato e catastrofismo emozionale
Il web che non sta con Trump si divide in due schieramenti: da una parte gli snob che speculano filosoficamente come se fosse tutto relativo, tutto un corso e ricorso storico, o la versione meno ipocrita degli USA dei democratici, o un curioso caso studio, e dall’altra, chi in maniera genuina e in maniera accuratamente studiata, gioca con le emozioni, e quindi con la loro versione medializzata: la retorica. Come sempre, l’irrigidimento sul proprio fronte, inevitabilmente politico, è nemico del dialogo. Siamo tutti esseri umani, ma non sempre. Il web trasfigura tutto, ma una cosa rimane, ovvero la condizione sociale che noi portiamo insieme al nostro volto, alle nostre parole, alle nostre emozioni, che siano inscritte in una mascella contratta, in uno sguardo indignato o in una scrittura feroce, affilata, tagliente. Gli esempi intellettuali che tuonano dal loro salotto borghese in attesa di fare un week end fuori porta in qualche riviera o campagna, gli esempi morali che si professano indignati e oltraggiati mentre si preparano a comprare il vino per raggiungere gli altri in qualche villa a fare festa. Sono tutti là, sulla vetrina scintillate e patinata, con lo sfacelo mondiale sullo sfondo. Chi soffre, chi soffre veramente, sarà sempre al di là della polarizzazione, della scena mediatica, ma soprattutto sarà sempre invisibile agli effetti più rovinosi di questa deriva etica e culturale.
Il videogioco di Gaza ad uso e consumo di adolescenti spaventati con manie di onnipotenza è diventato più reale del reale: la sofferenza è passata al regime del virtuale. Allora, dobbiamo solo immaginarlo quel dolore, perché non si vede e non si sente, il web ha trasformato tutto in falsità ben orchestrata, in uno spettacolo che nelle sue più esasperate tragedie non fa altro che ricordarci che anche a questo nuovo degrado sopravvivremo, che potremo farlo (quasi) indenni. Più brutti, più volgari, più indegni, ma ce la faremo a sopportare anche questo. Dovremmo inorgoglircene? No di certo. Eppure qualcosa di buono c’è. La speranzo che un giorno qualcuno, attraversando tanto orrore, sarà in grado di raccoglierlo e convertirlo in qualcosa di altro, cogliendone l’autentica forza. Allora, quando quel giorno verrà, altro che ridicoli razzi fallici, che patetici ex wrestler con l’abbronzatura finta e comici riportini, che nerd con manie gladiatorie che vogliono dilatare l’ego colonizzando un chimerico Marte. Solo così la vera sfida per il futuro potrà cominciare, dismettendo i giocattoli più o meno tecnologici e facendosi largo nella nera oscurità per ricostruire tutto da zero, o distruggerlo una buona volta.